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La vera identità di Dio.

  Che è Gesù, e chi sei Tu? Ma voi chi dite che io sia? Bella domanda. È bella perché Gesù non pone l’accento sul “chi sono io” ma sul “e voi”. Vuole che i suoi discepoli escano allo scoperto, si interroghino sul dove vogliono stare. Noi siamo stati battezzati pochi giorni dopo la nostra nascita, siamo cresciuti in famiglie cristiane, abbiamo frequentato il catechismo, ricevuto i sacramenti. Abbiamo ascoltato migliaia di prediche o di lezioni di religione: chi più di noi può dire di conoscere Dio? Qualcuno, poi, ha anche studiato teologia per cui si può definire a pieno titolo un maestro della fede. Ma crediamo davvero di conoscere Gesù? Gesù non sta domandando ai suoi discepoli una formulazione dottrinale, ma di esprimere la loro esperienza di vita. La gente lasciava la loro casa per andare da Lui; dopo averlo incontrato e sentito, cosa potevano dire di lui? In che modo lui è riuscito a fare una differenza nella loro vita? Se sono andati da lui è perché speravano in qualche ...

Né fanatici né pecoroni

 Né Fanatici né pecoroni Quello di oggi è un brano corto ma carico di significato. Gesù si trova nel territorio della Decapoli, una zona pagana con forte influenza della cultura Greca. Gli portano una persona sordomuta. Il sordo è colui che non ha la capacità di sentire. Gesù è venuto ad annunciare il Regno di Dio, ma quelle persone non possono sentirlo. Il muto, invece, ò colui che non può parlare, cioè non può annunciare la presenza di Dio, come dovrebbero fare tutti i discepoli. Gesù lo cura, cioè con la sua presenza e la sua misericordia dà anche a loro la possibilità di diventare suoi discepoli.   Noi, che siamo i discepoli di Gesù, siamo invitati ad ascoltare la Parola di Dio che parla a noi in tanti modi, e a trasformarla in vita, azione. Noi siamo chiamati a conformare la nostra vita agli insegnamenti di Gesù e a testimoniare, a chi ci sta attorno, la verità del Vangelo. Noi siamo coscienti di tale missione, ma ci sono molti ostacoli che ci impediscono di agire c...

Il moralismo

  È facile giudicare, ma perché lo facciamo ? Il moralismo è un ombrello che ci ripara dalle scottature. Avete mai provato sentimenti di rabbia verso qualcuno che fa degli sbagli, o che è arrogante?  Perché questo sentimento è così forte? Dopo tutto se è lui a sbagliare e non mi fa del male direttamente, dovrebbe essere lui a soffrire, non io. Io un’idea ce l’ho. Chiediamoci: che connessione c’è tra me e quel peccato? Spesso ci sono cosa che abbiamo fatto ma di cui ci vergogniamo e speriamo nessuno venga a conoscerle. Altre volte ci sono cose che in fondo vorremmo fare, ma non abbiamo il coraggio di fare perché sono sbagliate, vanno contro la coscienza, ecc. Dentro di noi si scatena una battaglia tra i desideri e il rigore morale. È una battaglia inconscia, perché altrimenti sarebbe troppo dolorosa per noi. Essere intransigenti con chi agisce in modo sbagliato, spesso è un modo inconscio per dire a noi stessi: attento che tu meriti lo stesso. Lo stesso meccanismo psicologico s...

Il coraggio di andare fino in fondo

  Volete forse andarvene anche voi? Gv 6,60-69 Nelle 3 domeniche precedenti abbiamo sentito il lungo discorso sul pane di vita e attraverso tre tappe successive il Signore ci ha fatto comprendere la necessità di vivere in intima unione con lui. La prima domenica ha introdotto il discorso per chiederci: Quale è lo scopo per cui vieni da me? Perché mi vuoi seguire o perché ti dici cristiano? Cosa ti aspetti dalla tua vita? Sai scegliere cose durature o ti lasci attirare da quelle appariscenti che spariscono presto? La seconda domenica ci ha spiegato che se vogliamo una vita con vero significato, una gioia profonda che rimane, un senso della vita che ci dà la forza di affrontare ogni difficoltà, allora dobbiamo nutrirci delle cose spirituali che lui ci fornisce. Nella terza domenica, Gesù ci ha detto che una vita in intimità con lui non può limitarsi a conoscere le cose, sceglierle esteriormente. Dio non è un ideale da perseguire o un amico da seguire. Lui vuole entrare inti...

Mangiare Gesù

Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna Gv 6,51-59 Domenica scorsa abbiamo parlato dell’importanza di fare scelte decisive nella nostra vita dando priorità alle cose spirituali, piuttosto che a quelle materiali. Ora Gesù fa un ulteriore passo in avanti. Le sue frasi si fanno più insistenti e provocatorie, ora parla di mangiare la sua carne e bere il suo sangue, frasi che non fanno pensare ad un semplice impegno spirituale. Noi sappiamo che Gesù si riferisce all’Eucarestia, ma i suoi coetanei non potevano di certo sapere cosa sia l’Eucarestia. Le frasi sono forti perché Gesù vuole che non siamo semplicemente dei seguaci, ma vuole che diventiamo intimi amici, che diventiamo, un po’ alla volta, un tutt’uno con lui. Una vita in intimità con lui non può limitarsi al conoscere tutto quello che lui dice e fa, e neppure al sceglierlo esteriormente. Dio non è un ideale da perseguire o un amico da seguire. Lui vuole entrare intimamente nella nostra vita, trasformar...