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Custodi, non padroni

La vigna non è nostra     Mt 21,33-43 1. Un padrone Generoso Il Vangelo di oggi comincia con un gesto di grande generosità. Il padrone non consegna ai contadini un terreno incolto: pianta la vigna, la circonda con una siepe, scava il torchio, costruisce la torre. Prepara tutto, e poi se ne va, fidandosi. Non chiede ai contadini di creare la vigna, ma solo di custodirla e di farla fruttificare. Questa vigna è il mondo intero. Dio ce lo ha consegnato già pronto, bello, ordinato, pieno di vita. E noi siamo stati mandati lì non come padroni, ma come custodi. 2. La tentazione di sentirci padroni Il problema nasce proprio dalla fiducia del padrone. Lui è lontano, e siamo noi a fare tutto il lavoro: seminiamo, costruiamo, produciamo, organizziamo. E così, quasi senza accorgercene, cominciamo a pensare che la vigna sia nostra. Del resto, anche quando abbiamo fatto scelte sbagliate, non abbiamo mai sentito una voce dall'alto delle nuvole che ci diceva: «Stai sbaglian...
  "Sissignore!" — Mt 21,28-32 "Sissignore!" Basta questa parola per dire che stiamo davvero obbedendo? Obbedire viene dal latino ob-audire : stare davanti a qualcuno e ascoltarlo con attenzione. È interessante: nella sua radice, l'obbedienza non è prima di tutto un fare, ma un ascoltare, qualcosa che nasce da una relazione, non dalla semplice esecuzione di un ordine. Ed è proprio questa distinzione che il Vangelo di oggi ci mette davanti. Quando eravamo piccoli ci insegnavano la disciplina. A scuola si stava in riga, e quando la maestra ci diceva di fare qualcosa dovevamo rispondere: "Sì, signora maestra!" e obbedire in fretta. Questa disciplina ci ha accompagnati anche da adulti. Chi ha fatto il soldato sa cosa vuol dire; lo sa anche chi ha un datore di lavoro esigente. Se non seguissimo con onestà le leggi, il mondo cadrebbe nel caos e molti ne verrebbero danneggiati: ecco perché chi infrange la legge deve pagare una multa, o addirittura and...

Il vero business

  Quando le regole commerciali non bastano più L'economia si basa su un principio semplice, quasi banale: se vuoi che la tua azienda sopravviva, devi produrre più di quello che consumi. Tutto il resto viene dopo. Al centro c'è il guadagno, e per aumentarlo la via più ovvia è spendere meno e produrre di più. Chi può obiettare? Davanti alla matematica dei conti non ci sono scappatoie. Eppure forse il calcolo non è così semplice come sembra. Il problema non è tanto quanto si produce o quanto si guadagna, ma dove va a finire quel guadagno. Ed è proprio qui che nascono le differenze politiche che sono alla base di ogni governo del mondo. C'è chi dice: io ho messo il capitale iniziale, quindi il guadagno netto, tolte le spese, è mio — e in questo modo i salari dei lavoratori diventano semplicemente una voce di spesa come un'altra. C'è chi invece pensa che buona parte del guadagno debba essere reinvestita per far crescere l'azienda, lavorando per il futuro — un d...

Perdonare l'impossibile

  Il debito impossibile          ( Mt 18,21-35 ) C'è una parola che usiamo spesso, quasi con leggerezza, e che invece nasconde un significato enorme: perdonare. In latino è "per-donare": donare fino in fondo, donare senza trattenere nulla per sé. Non è un piccolo gesto di cortesia. È un dono totale, senza condizioni. E oggi il Vangelo ci chiede: siamo davvero capaci di un dono così? Partiamo da un'esperienza che forse conosciamo bene. Guardiamo una persona particolarmente noiosa, o con tanti difetti, e dentro di noi sale la domanda: "Ma quante volte devo ancora perdonarla?" E se qualcuno mi chiedesse: "Ma tu non ti stufi mai?", risponderei sinceramente: io sì. Dio no. "Mi fa arrabbiare." "Mi fa perdere tempo." "Mi ha deluso." "È incorreggibile." "Non capisce la mia situazione." Quante scuse sappiamo trovare per non perdonare! Ma esistono, invece, dei motivi veri per farlo? Prima di risponde...

Perdonare e pregare, due forme grandi di amore

IL   VERO AMORE Matteo 18,15-20 Il Vangelo di oggi ci provoca su tre argomenti, in apparenza, ben distinti: la correzione fraterna; Il sacramento della confessione; La preghiera fatta insieme, in comunità. Se li leggessimo come tre temi separati, rischieremmo di perdere il cuore di quello che Gesù ci sta dicendo oggi. Perché non sono tre insegnamenti diversi: sono tre volti della stessa cosa. E quella cosa ha un nome solo: l'amore; la preoccupazione per l'altro, il desiderio di salvarlo. È sempre lì che Gesù ci porta, in ogni pagina del Vangelo: l'amore è il centro, non un tema fra i tanti.   Partiamo dalla correzione fraterna. La prima cosa che salta agli occhi, leggendo con attenzione, è che lo scopo di questo gesto non è accusare il fratello, e tanto meno punirlo. Lo scopo è aiutarlo a riconoscere il proprio errore, perché possa correggersi e ricominciare a vivere in modo giusto. Ecco perché il primo passo è un dialogo personale, a tu per tu: è lì che le due persone ...