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E Tu chi sei?

"Voi, chi dite che io sia?" Chi sono io? O meglio: chi sei tu? Gesù pone ai suoi discepoli una domanda a cui è difficile rispondere: "Chi sono io per te?" Comincia da lontano, chiedendo prima: " Cosa pensa la gente di me?" Questo non serve tanto a conoscere l'opinione della folla, quanto ad aiutare i discepoli a capire che le risposte che daranno riveleranno lo stato interiore di ciascuno. È chiaro che tutti erano entusiasti di Gesù. Ricordiamoci che solo un paio di giorni prima era circondato da una folla immensa, a cui aveva dato da mangiare moltiplicando pane e pesci. Non ci sono dubbi, dunque, che nella mente della gente si stessero formando grandi aspettative. Chi cercava stabilità e risposte chiare, sognava di aver trovato il nuovo Mosè. Chi cercava novità, sognava che fosse tornato Giovanni il Battista. Chi aveva bisogno di altri miracoli, sognava che fosse giunto un nuovo Elia. Chi era attratto dalle sue parole, vedeva in lui un nuovo ...

Fede e Resilienza

  La donna cananea: una fede che non si lascia zittire Il Vangelo di oggi ci disorienta. Gesù sembra duro, quasi scortese, verso la donna cananea. Non lo abbiamo mai sentito parlare così a nessuno. Perché? Perché, in realtà, Gesù non sta parlando a lei. Sta parlando ai suoi discepoli. Per il popolo d'Israele, gli stranieri erano considerati impuri, dei "cani", indegni delle benedizioni dell'alleanza, e quindi persone da evitare. Gesù vuole spezzare questa mentalità. E sappiamo che questo è il suo scopo perché, invece di evitarli, conduce lui stesso i discepoli nel loro territorio. Le parole dure che usa non sono sue: sono le stesse espressioni che i Giudei usavano per liquidare gli stranieri. Gesù se le mette in bocca proprio perché i suoi discepoli possano sentire quanto suonano brutte. È come se dicesse: "Non è forse questo che credete? Che io sia stato mandato solo a voi, e che il pane dei figli non vada gettato ai cani?" I discepoli si trovano co...

Dio nelle prove

  Dio si rivela nei momenti difficili. (1 Re 19,9-13;   Mt 14,22-33 )   Oggi voglio partire da una parola che nella prima lettura di oggi diventa protagonista silenziosa: la parola ebraica qol , che significa "voce". Ma nel racconto di Elia, questa voce viene definita in un modo sorprendente: qol demamah daqqah , letteralmente "voce di un silenzio sottile", o come la traduciamo noi, "una brezza leggera". È un'espressione quasi paradossale — una voce fatta di silenzio — e proprio in questo paradosso si nasconde il cuore del messaggio di oggi. Ripercorriamo insieme la vicenda. Elia era un profeta potente, ma Israele non lo ascoltava più, sedotto da falsi profeti e da un re succube della moglie. Al culmine della sua missione, Elia sfida quattrocento cinquanta profeti di Baal e li sconfigge tutti. Sembra la vittoria definitiva. E invece la regina Gezabele giura vendetta, ed Elia — l'uomo che poco prima sfidava quattrocento avversari — fugge nel de...

Un dono che non finisce mai

  La moltiplicazione dei pani       Matteo 14, 13-21 C'è una parola, nel racconto della moltiplicazione dei pani, che rischia di passarci inosservata: "si ritirò". Prima ancora del miracolo, prima della folla, prima dei cinque pani e dei due pesci, c'è un uomo che si ritira. E vale la pena fermarsi proprio qui, all'inizio, perché è da questo ritiro che nasce tutto il resto. Gesù sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua vita. Giovanni il Battista, suo amico, è appena stato ucciso. E non è solo il dolore per una perdita: è la scoperta che la stessa sorte può toccare anche a Lui. Giovanni era diventato scomodo, troppo popolare, troppo vero per i potenti del suo tempo. E Gesù sa che sta percorrendo la stessa strada. Deve decidere: continuare la missione, tra i poveri e la predicazione, sapendo che questo attirerà su di Lui non solo folle ma anche nemici — oppure fare un passo indietro, mettersi al sicuro. Si ritira nel deserto. Non per f...

Cosa è veramente prezioso?

Il tesoro e la Perla   Introduzione Vi è mai capitato di desiderare fortemente qualcosa? Un telefono nuovo, un cibo speciale, un viaggio in un posto che sognate da tempo? E finché non lo ottenete, vi sentite tristi, vuoti, come se una parte della vostra vita avesse perso senso. È parte della natura umana desiderare sempre di più. Siamo creature limitate, e tutto ciò che ci manca ci ricorda la nostra fragilità, ci fa sentire incompiuti. E non si tratta solo di cose materiali. Desideriamo una posizione migliore al lavoro, nuove amicizie, la stima e il riconoscimento di una persona importante. È proprio di questo che ci parlano oggi le due parabole di Gesù: il tesoro nascosto nel campo e la perla preziosa. Il contadino e il mercante Pensiamo al contadino. È un uomo povero, che deve lavorare duramente ogni giorno per portare a casa qualcosa da mangiare. Nel suo cuore, forse, invidia il padrone che vive comodamente in una grande casa. E poi, un giorno, mentre lavora, trova un ...

La presenza di Dio in noi

  Dio regna anche attraverso di noi XVI Domenica del Tempo Ordinario (Mt 13,24-43) Oggi Gesù ci provoca ancora una volta con delle parabole: tre racconti brevi, presi dalla vita dei campi e della cucina, ma capaci di raggiungere il cuore. Lo scopo di questi racconti è incoraggiarci a vivere bene la nostra fede, avendo fiducia che Dio non ci abbandonerà mai. Anzi: proprio attraverso di noi, piccoli, fragili, imperfetti, Egli riuscirà a instaurare il suo Regno nel mondo. PRIMA PARABOLA: IL GRANO E LA ZIZZANIA La prima parabola parla della semina e della zizzania. Forse non tutti conoscono questa pianta. La zizzania è un'erba che non solo non è buona da mangiare, ma cresce in fretta e ha radici che occupano tutto il terreno, togliendo il nutrimento alle altre piante. E qui sta il problema: siccome le radici sono così estese, si mescolano anche a quelle del grano. Strapparle vorrebbe dire strappare anche il grano buono. Il contadino si trova davanti a un dilemma. Lasciare...

Crescere o morire

  CRESCERE E PORTARE FRUTTO Matteo 13,1-23 Oggi il Vangelo ci offre una parabola conosciutissima, quella del seminatore. Ma attenzione: non è una parabola sul seminatore. È una parabola su di noi. Su di voi che mi state ascoltando, su di me che vi parlo. È una parabola sul terreno — cioè sul cuore. Gesù racconta di un seme che cade su quattro tipi di terreno diversi. E quel seme è la Parola di Dio, che ogni giorno bussa alla nostra vita. La domanda che questa parabola ci pone non è "quanto è bravo Dio a seminare", ma piuttosto: che terreno sono io? Come accolgo io le provocazioni che Dio mi manda ogni giorno? Proviamo a guardarci dentro, attraverso questi quattro terreni. [Primo terreno] Il primo è la strada. Un terreno battuto, compatto, dove il seme non riesce nemmeno a penetrare. Rappresenta l'indifferenza. È la persona che non si preoccupa di approfondire, di fare proprio ciò che riceve. E allora basta poco. Il diavolo, dice Gesù, se lo porta via facil...