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Dio non gioca a nascondino

  Vegliate in ogni momento! (Lc 21,25-28.34-36) Il vangelo di oggi è molto simile a quello che abbiamo ascoltato e commentato due settimane fa e ne riprende il tema: la seconda venuta di Cristo. Come avevo detto in quell’occasione il brano si serve di un genere letterario tutto particolare chiamato linguaggio apocalittico, che non intende parlare di cose future ma   spiegare con dei simboli i problemi presenti e come superarli. Lo scopo di questo linguaggio che si era sviluppato esattamente durante un periodo di persecuzione era di incoraggiare gli ascoltatori a non vivere nel terrore di una fine tragica, ma nella coscienza che si stava realizzando un passaggio a una condizione di vita nuova che si sarebbe realizzata per mezzo di Dio. Il capitolo 21 del vangelo di Luca, da cui è preso il brano di oggi, infatti, inizia con l’annuncio della distruzione del tempio di Gerusalemme. I discepoli di Gesù sono ammirati dall’imponenza del tempio e dal fasto delle cerimonie. Gesù pre...

Invitati alle nostre nozze.

  Gli invitati al banchetto ( Mt 22,1-14 ) . Domenica scorsa abbiamo ascoltato una parabola che ci diceva che il popolo di Israele stava per rigettare Gesù, anzi per metterlo a morte con l’illusione che così facendo sarebbero rimasti padroni incontrastati del popolo; la morte di Gesù, invece, segna il passaggio dell’eredità che ora è consegnata all’umanità intera. Anche la parabola di oggi va nella stessa direzione. Essa si serve di una seconda immagina cara alla letteratura dell’Antico Testamento per descrivere il rapporto tra Dio e il suo popolo, quella del banchetto nuziale. Permettetemi una panoramica storica che ci permetta di cogliere il sottofondo culturale di tale immagine. La società ebraica era principalmente fatta di pastori e di agricoltori; la loro vita era dura a causa del terreno sassoso. Il contadino lavorava per lunghe ore per procurarsi il necessario per vivere. I ricchi, invece, potevano permettersi lauti banchetti. Quando, dopo la distruzione di Geru...

La fine o la nascita del mondo?

La Distruzione del tempio e la fine del mondo Lc 21,5-19 Questo che abbiamo appena letto è un brano complicato perché usa un linguaggio tipico del tempo di Gesù chiamato linguaggio apocalittico, per noi difficile da comprendere. Esso si sviluppò tra il 200 AC e il 200 DC. Era un linguaggio usato per presentare una visione del mondo e della storia. Il suo nome viene dal libro dell’Apocalisse che inizia proprio con questo termine. Era un linguaggio molto diffuso al tempo di Gesù. Giovanni il Battista lo usava, anche Paolo.   Oggi apocalittico è sinonimo di catastrofico, ma se pensiamo così, allora non si comprende il vero senso di quel che Gesù dice perché nel tempo è cambiato molto. La parola “apocalisse” vuol semplicemente dire: “togliere il velo”, svelare. Quando esso parla di “fine del mondo” e “distruzione” non vuol parlare della fine del cosmo ma di “fine” inteso come scopo, ragione di essere del mondo cioè: Che senso ha questo mondo?   Che senso hanno gli eventi ...

Saper leggere i tempi

Siate vigilanti perché quando viene il giorno lo riconosciate.  Lc 21: 25-28; 35-36 La liturgia oggi ci ripresenta lo stesso vangelo di due domeniche fa, cioè un richiamo alla fine del mondo, o meglio alla venuta di Gesù. Per quanto riguarda una spiegazione de l linguaggio utilizzato, ossia quello apocalittico, vi rimando alla predica di quel giorno. Qui v oglio aggiungere solo una breve riflessione che ci aiuti ad inserirci n el periodo che iniziamo oggi: l’avvento. Si potrebbe giustamente dire, ci avviciniamo al natale, festa di gioia e di luce e la liturgia ci presenta brani di vangelo dai toni così cupi e tristi, perché? D’altronde Gesù aveva promesso un mondo di pace e giustizia e a distanza di duemila anni possiamo constatare che di pace nel mondo ce n’è stata ben poco, e di giustizia ancora di meno. Allora come spiegare questa pagina del vangelo, specialmente alla luce dei fatti di violenza e distruzione dell'oggi? Non possiamo negare che ci sia tanto male attor...

La fine del mondo è vicina?

La fine del mondo è vicina? Mc 13,24-32 Il vangelo di oggi è molto difficile da capire perché usa un linguaggio tipico dei tempi di Gesù, il linguaggio apocalittico, che al giorno d’oggi ha assunto significati completamente diversi da quelli originari. Ho sentito molti che dopo un terremoto o un incendio o un allagamento, richiamandosi a questo vangelo o ad altri simili predicavano che la fine del mondo era in arrivo. Questa è un’interpretazione sbagliata. Il linguaggio apocalittico si è sviluppato nei secoli subito prima di Gesù , un linguaggio figurativo molto appariscente, utilizzato per spiegare gli avvenimenti forti che stavano accadendo. Ne vediamo un buon uso nell’ultima parte del libro di Isaia e soprattutto nel libro di Daniele. Apocalittico non vuol dire catastrofico, terribile, ma rivelatore, spiegazione figurata della realtà. Vediamo un attimo il contesto storico. Dalla storia sappiamo che nel Medio Oriente si sono susseguite grandi potenze in lotta tra di loro, prima...