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Visualizzazione dei post da agosto, 2026

La fede che non cancella l'uomo

  "Stai dietro a me" : la fede che non cancella l'uomo Buongiorno e bentornati! Domenica scorsa avevamo lasciato Pietro nel suo momento più bello: davanti a Gesù che gli chiede "voi chi dite che io sia?", lui risponde senza esitazioni: "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Una professione di fede impeccabile, tanto che Gesù stesso lo elogia e gli dice che quelle parole non gliele ha suggerite un uomo, ma il Padre. Il vangelo di oggi è la continuazione diretta di quella scena. Non è un episodio nuovo, è lo stesso momento, forse a distanza di pochi minuti. E qui vediamo un Pietro completamente diverso — almeno all'apparenza. Un Pietro che si oppone al piano di Gesù, tanto che Gesù è costretto a rimproverarlo, chiamandolo addirittura satana. Come è possibile un capovolgimento così repentino? Proprio questo particolare ci insegna qualcosa di molto importante per la nostra vita: non importa quanto sia forte la nostra fede, essa non cancel...

E Tu chi sei?

"Voi, chi dite che io sia?" Chi sono io? O meglio: chi sei tu? Gesù pone ai suoi discepoli una domanda a cui è difficile rispondere: "Chi sono io per te?" Comincia da lontano, chiedendo prima: " Cosa pensa la gente di me?" Questo non serve tanto a conoscere l'opinione della folla, quanto ad aiutare i discepoli a capire che le risposte che daranno riveleranno lo stato interiore di ciascuno. È chiaro che tutti erano entusiasti di Gesù. Ricordiamoci che solo un paio di giorni prima era circondato da una folla immensa, a cui aveva dato da mangiare moltiplicando pane e pesci. Non ci sono dubbi, dunque, che nella mente della gente si stessero formando grandi aspettative. Chi cercava stabilità e risposte chiare, sognava di aver trovato il nuovo Mosè. Chi cercava novità, sognava che fosse tornato Giovanni il Battista. Chi aveva bisogno di altri miracoli, sognava che fosse giunto un nuovo Elia. Chi era attratto dalle sue parole, vedeva in lui un nuovo ...

Fede e Resilienza

  La donna cananea: una fede che non si lascia zittire Il Vangelo di oggi ci disorienta. Gesù sembra duro, quasi scortese, verso la donna cananea. Non lo abbiamo mai sentito parlare così a nessuno. Perché? Perché, in realtà, Gesù non sta parlando a lei. Sta parlando ai suoi discepoli. Per il popolo d'Israele, gli stranieri erano considerati impuri, dei "cani", indegni delle benedizioni dell'alleanza, e quindi persone da evitare. Gesù vuole spezzare questa mentalità. E sappiamo che questo è il suo scopo perché, invece di evitarli, conduce lui stesso i discepoli nel loro territorio. Le parole dure che usa non sono sue: sono le stesse espressioni che i Giudei usavano per liquidare gli stranieri. Gesù se le mette in bocca proprio perché i suoi discepoli possano sentire quanto suonano brutte. È come se dicesse: "Non è forse questo che credete? Che io sia stato mandato solo a voi, e che il pane dei figli non vada gettato ai cani?" I discepoli si trovano co...

Dio nelle prove

  Dio si rivela nei momenti difficili. (1 Re 19,9-13;   Mt 14,22-33 )   Oggi voglio partire da una parola che nella prima lettura di oggi diventa protagonista silenziosa: la parola ebraica qol , che significa "voce". Ma nel racconto di Elia, questa voce viene definita in un modo sorprendente: qol demamah daqqah , letteralmente "voce di un silenzio sottile", o come la traduciamo noi, "una brezza leggera". È un'espressione quasi paradossale — una voce fatta di silenzio — e proprio in questo paradosso si nasconde il cuore del messaggio di oggi. Ripercorriamo insieme la vicenda. Elia era un profeta potente, ma Israele non lo ascoltava più, sedotto da falsi profeti e da un re succube della moglie. Al culmine della sua missione, Elia sfida quattrocento cinquanta profeti di Baal e li sconfigge tutti. Sembra la vittoria definitiva. E invece la regina Gezabele giura vendetta, ed Elia — l'uomo che poco prima sfidava quattrocento avversari — fugge nel de...