Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta vocazione

Dio nelle prove

  Dio si rivela nei momenti difficili. (1 Re 19,9-13;   Mt 14,22-33 )   Oggi voglio partire da una parola che nella prima lettura di oggi diventa protagonista silenziosa: la parola ebraica qol , che significa "voce". Ma nel racconto di Elia, questa voce viene definita in un modo sorprendente: qol demamah daqqah , letteralmente "voce di un silenzio sottile", o come la traduciamo noi, "una brezza leggera". È un'espressione quasi paradossale — una voce fatta di silenzio — e proprio in questo paradosso si nasconde il cuore del messaggio di oggi. Ripercorriamo insieme la vicenda. Elia era un profeta potente, ma Israele non lo ascoltava più, sedotto da falsi profeti e da un re succube della moglie. Al culmine della sua missione, Elia sfida quattrocento cinquanta profeti di Baal e li sconfigge tutti. Sembra la vittoria definitiva. E invece la regina Gezabele giura vendetta, ed Elia — l'uomo che poco prima sfidava quattrocento avversari — fugge nel de...

E noi, dove ci manda?

  La vocazione dei dodici — e la nostra             Mt 9,36 – 10,8 Immagina di cercare persone per un progetto importantissimo. Hai bisogno di un team. Cosa fai? Vai dai migliori, dai più qualificati, dai più carismatici. Certo. È quello che faremmo tutti. Gesù, invece, fa l'esatto contrario.   GESÙ PARTE DAL BISOGNO Il Vangelo ci dice che Gesù guardava la folla. La vedeva davvero. Gente stanca, smarrita, che andava avanti senza sapere bene dove. E sentiva qualcosa — la compassione. Non pietà dall'alto, ma un dolore che veniva dal di dentro, dalle viscere, come si dice in ebraico. Quella sensazione che ti dice: qualcuno deve fare qualcosa. E quel qualcosa non poteva essere fatto a metà. Ci volevano persone dedicate, generose, disponibili. Non collaboratori part-time. Testimoni a tempo pieno. Così sceglie dodici. PERCHÉ DODICI Il numero non è casuale. I figli di Giacobbe erano dodici — le dodici tribù su cui...

Per dove passiamo?

  LA PORTA E LE FINESTRE Gv 10,1-10 · Giornata Mondiale delle Vocazioni Fratelli e sorelle, Gesù oggi non ci parla con un'idea astratta. Ci parla con un'immagine concreta, presa dalla vita di ogni giorno: un recinto, delle pecore, un pastore, una porta. È il linguaggio della semplicità che spesso è il linguaggio della verità più profonda. Il pastore entra dalla porta. Le pecore lo riconoscono. Sentono la sua voce e lo seguono. Il ladro, invece, non passa dalla porta: scavalca, si intrufola, entra di nascosto. Non viene per dare, viene per prendere. Non viene per accompagnare, viene per rubare. Sembra quasi ovvio, no? Eppure Gesù sente il bisogno di dirlo. Forse perché sa quanto sia facile per noi fare confusione tra la voce del pastore e la voce del ladro.   Le porte e le finestre della nostra vita Proviamo a portare questa immagine dentro casa nostra, dentro la nostra vita, intendo. La nostra vita ha una porta principale. Ha anche una porta di servizio. E ha...

Un nuovo inizio. Come? Verso dove?

Vocazione e predicazione Il Vangelo di oggi ci presenta l’inizio della predicazione di Gesù e la chiamata dei primi discepoli. Matteo racconta che Gesù torna in Galilea, ma non si ferma a Nazareth, il paese dove era cresciuto e dove vivevano i suoi parenti. Sceglie invece di trasferirsi a Cafarnao. Perché questo cambiamento? Probabilmente perché a Nazareth non avrebbe potuto annunciare liberamente il Vangelo. Gli abitanti, vivendo in un ambiente rurale e isolato, erano molto chiusi e tradizionalisti. Non erano pronti ad accogliere la nuova immagine di Dio che Gesù voleva rivelare. Lo vediamo in due episodi: quando rifiutano il suo messaggio e tentano di buttarlo giù dalla rupe, e quando, scandalizzati dalle sue parole, mandano qualcuno a prenderlo credendolo fuori di sé. Da questi fatti emerge la loro idea di un Dio rigido, che punisce i peccatori, che protegge solo i figli di Abramo e che chiede forza e dominio sugli altri. Cafarnao, invece, era un luogo di passaggio, vicino a...

E tu cosa peschi?

  La pesca miracolosa: cosa c’era dentro la rete? (Lc 5, 1-11 ) Il Vangelo di oggi parla della chiamata di Pietro. Non era una buona giornata per lui; aveva pescato tutta la notte senza risultati. Di solito, la mattina era il momento in cui vendeva il pesce, ma quel giorno non aveva nulla da vendere. La folla sulla spiaggia non era lì per lui, ma per Gesù. Pietro aveva incontrato Gesù qualche mese prima sulle rive del fiume Giordano, e Gesù gli aveva detto qualcosa di strano che lo aveva fatto riflettere: gli aveva cambiato il nome da Simone a Pietro. Cosa poteva significare? Questa era la seconda volta che Pietro incontrava Gesù. Gesù gli chiede di usare la sua barca come un pulpito per parlare alla folla. Nonostante la stanchezza, Pietro accetta di aiutarlo. Alla fine del discorso, Gesù ricompensa Pietro con una sfida: portare la barca al largo e gettare le reti per pescare. Tutto sembrava illogico: si pesca di notte, non di giorno; aveva già provato tutta la notte senza s...

Un pastore "Bello e buono"

  Domenica del Buon Pastore Oggi celebriamo la Domenica del Buon Pastore, e anche la Giornata di Preghiera per le Vocazioni. In questa occasione speciale, il Papa ci invita a riflettere su un tema molto importante: Chiamati a seminare semi di speranza e a costruire pace. Nel Vangelo di oggi, Gesù si definisce "il Buon Pastore". Un pastore che non si limita a guidare il gregge, ma che se ne prende cura con amore, dedizione e protezione. Il termine greco usato dal vangelo, non è “Pastore buono”, ma “Pastore bello”. Chiaramente non si parla di bellezza fisica. La sua vita, i suoi pensieri e le sue azioni sono "belli", non solo nell'aspetto esteriore, ma nel senso più profondo: sono un'espressione di amore autentico, di servizio disinteressato e di totale dedizione al bene degli altri. Essi sono qualcosa di attraente che ci spinge ad essere come lui. Cosa rende Gesù un Pastore così speciale? Il suo amore : Gesù ama le sue pecore con un amore immenso e inc...

Alle sorgenti della gioia

Alle sorgenti della gioia: Renew the vows, renew the joy  Questa omelia è stata fatta in occasione del rinnovo dei voti di due Piccole suore Missionarie della Carità. Quando io sono entrato il noviziato, una delle prime cose che il maestro ci chiese fu: Sei felice?   Noi ci aspettavamo una lezione sulla vita religiosa, sulla vocazione, sul sacrificio, sull’impegnarci, lui, invece ci chiese se eravamo felici. Noi abbiamo risposto di sì, ma lui si è reso conto che eravamo confusi e perplessi, allora ha aggiunto: se non lo siete, allora cosa siete venuti a fare? E più ancora perché rimanete? Noi pensavamo che volesse farci un discorso sulla santità e sugli sforzi da fare per conquistarla, mentre lui ci parlava di felicità. Ci chiedeva di essere coscienti di cosa succedeva attorno a noi e dentro di noi. Spesso noi confondiamo la gioia con il trovarci bene, con l’avere tutto quello di cui abbiamo bisogno, con l’assenza di problemi importanti, e se così fosse non si può essere f...