Beato te! Chi?
Beato te!
Oggi celebriamo la festa di Tutti i Santi. È una festa di gioia, perché guardiamo a quella grande folla di uomini e donne che hanno già raggiunto Dio. E la liturgia, per aiutarci a capire chi sono i santi, ci fa ascoltare il Vangelo delle Beatitudini.
Potremmo dire che le Beatitudini sono la carta d’identità del cristiano. Ma prima ancora sono la carta d’identità di Gesù. Sono il suo vero volto, quel volto che i santi hanno cercato di imitare per tutta la vita.
Ma che cosa sono, esattamente, le Beatitudini?
Prima di tutto, non sono comandi. Non sono una nuova legge da aggiungere ai dieci comandamenti. Sono una bella notizia. Gesù non dice: “Dovete essere poveri, dovete piangere”. Dice: “Beati voi”. Cioè: Dio vi offre la sua gioia e il suo Regno, se scegliete la strada dell’amore invece della strada del potere e della forza.
E poi, le Beatitudini sono il ritratto di Gesù. Pensate: sono le prime parole del suo primo grande discorso. È come se Gesù si presentasse alla gente e dicesse: “Forse vi state chiedendo chi sono e che cosa voglio fare della mia vita. Ecco la mia risposta: io vivrò così. Sarò povero, mite, misericordioso, operatore di pace. E chi vuole seguirmi, faccia lo stesso”.
Per questo le Beatitudini sono anche il riassunto di tutto il Vangelo. Tutto quello che Gesù farà e dirà dopo, si capisce partendo da qui.
E c’è un’ultima cosa: le Beatitudini capovolgono i valori del mondo. Il mondo dice: beati i forti, beati i ricchi, beati quelli che vincono. Gesù invece dice: beati i poveri, beati i miti, beati quelli che piangono, beati i misericordiosi, beati i perseguitati. È proprio il contrario!
Fermiamoci un momento su alcune di queste parole.
Beati i poveri in spirito e beati i miti. Il Regno di Dio non appartiene a chi comanda, a chi ha il potere politico o militare, a chi ha tanti soldi o amicizie importanti. Appartiene a chi si fa piccolo e lascia spazio a Dio. E la terra sarà dei miti, perché Gesù stesso è stato mite e umile di cuore.
Beati quelli che piangono e quelli che hanno fame e sete di giustizia. Il dolore e la sofferenza non hanno l’ultima parola. Dio conosce le nostre lacrime. Ma attenzione: Dio non consola da lontano. Chiede a noi di farlo al posto suo. Siamo noi le sue mani per consolare chi piange e per sostenere chi lotta per il bene.
Beati i misericordiosi e i puri di cuore. Oggi molti pensano che Dio non c’entri con la nostra vita. Oppure lo mettono lontano, in un futuro dopo la morte. Ma Gesù dice che i puri di cuore vedranno Dio. Chi guarda il mondo con compassione e ha un cuore sincero, riesce a vedere Dio già adesso: nel volto di un povero, in un gesto di perdono, nella bellezza di ogni giorno.
Beati gli operatori di pace e i perseguitati. Tutti noi cristiani siamo chiamati a portare la pace, a vivere da figli di Dio. E se a volte veniamo presi in giro o ostacolati perché seguiamo il Vangelo, Gesù ci dice: rallegratevi, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.
Allora capiamo perché oggi, nella festa di Tutti i Santi, ascoltiamo proprio questo Vangelo.
I santi non sono supereroi. Non sono persone irraggiungibili, da guardare solo sulle immagini o nelle statue. Sono uomini e donne normali, come noi. Hanno avuto gioie e fatiche, momenti belli e momenti difficili. Ma hanno permesso alle Beatitudini di entrare nella loro vita di ogni giorno.
Come ci ha ricordato Papa Francesco, le Beatitudini non ci chiedono cose impossibili. Ci chiedono di vivere le prove di ogni giorno rispondendo al male con il bene.
E allora la festa di oggi non è solo la festa dei santi del passato. È anche la nostra festa. Perché la santità è possibile anche per noi: in famiglia, al lavoro, nella comunità, nelle piccole cose di ogni giorno.
Chiediamo a tutti i santi di aiutarci a vivere così: con un cuore povero, mite, misericordioso e pieno di pace. Perché anche noi, un giorno, possiamo sentirci dire da Gesù: “Beato te”.