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La sete di amore (riassunto della Samaritana)

La Samaritana in pillole Senza dubbio la scena ha un forte tono nuziale. Tra gli indizi che ci parlano di questo è il fatto che Gesù “doveva” passare da lì, necessità che non è geografica dato che quella era la strada più pericolosa e difficile, inoltre siede stanco al pozzo, immagine che nell’Antico testamento è usata altre volte per introdurre incontri tra futuri sposi, e il fatto che la Samaritana viene in un luogo inatteso in un momento inatteso. Il Vangelo di Giovanni, inoltre, prima di questo episodio aveva definito Gesù come lo Sposo che viene e poi aveva presentato l’episodio delle nozze di Cana a cui questo dialogo fa senza dubbio riferimento. La donna senza nome è Israele, il popolo di Dio, sposa infedele che Dio cerca e riprende ogni volta che essa scappa da Lui. Dalla presentazione fattaci sembra che la donna stia bene in se stessa, non è lei che cerca il rapporto, ma è Gesù che si fa avanti mostrandole una sua debolezza: ho sete. È la sete di Dio che vuol salvare t...

La sete di Dio che ci salva

Assetata di Dio senza saperlo (Gv. 4, 1-42) Quello che abbiamo ascoltato oggi è un brano molto conosciuto e che ha diverse chiavi di lettura tutte interessanti. Cercherò di presentarvene una che ci possa aiutare nel cammino quaresimale. Se qualcuno fosse interessato ad altre letture può vedere la mia omelia di tre anni fa: https://orestereligiouslife.blogspot.com/2017/03/la-donna-di-samaria-il-riscatto-di-una.html . Alcune indicazioni storiche e geografiche utili da conoscere. La città da cui proviene la donna è Sichar, l’antica Sichem di Abramo e di Giacobbe. Essa sorge all’imbocco di una gola tra il monte Garizim, sul quale era posto un tempio che i Samaritani adoravano, e il monte Ebàl, monte considerato maledetto. Questa gola era un passaggio obbligato per chiunque volesse andare dalla Samaria verso Gerusalemme. Dall’altra parte della gola c’è la città di Samaria, capitale della regione. I samaritani erano una parte del popolo di Israele sempre in lotta con i Giudei perc...

La metamorfosi di Gesù dal fallimento alla gloria

Testimoni della sua gloria per poterla riflettere nel mondo (Mt 17, 1-9) Domenica scorsa abbiamo fatto l’esperienza del diavolo, cioè di come ragiona chi segue la mentalità del mondo. Oggi la liturgia ci presenta un altro episodio un po’ strano: la trasfigurazione. Che esperienza ci vuol far fare? Solo il mostrarci la gloria di Gesù? Quella che gli apostoli fanno sul monte Tabor è l’esperienza spirituale intensa, sconvolgente, di chi è preparato per interiorizzare ciò che Gesù vuole mostrare: egli non è quello che essi si aspettano. L’episodio è descritto con molte immagini bibliche. L’obiettivo di Matteo non è solo riferirci un episodio ma di dare anche a noi l’opportunità di fare la stessa esperienza. Dobbiamo arrivare a contemplare il volto trasfigurato di Gesù ed esso ci darà la forza necessaria per poter mettere in pratica le sue richieste di vita. Il brano inizia dicendo “6 giorni dopo”. Se Matteo mette questa indicazione di tempo è per obbligarci a verificare cosa era acc...

Scovare il diavolo che è in noi

Faccia a faccia col diavolo che è in noi ( Mt 4,1-11 ) All’inizio di questo cammino di quaresima la liturgia vuole che facciamo due esperienze forti per capire che dobbiamo avviarci verso la Pasqua con un impegno spirituale forte evitando la tentazione della superficial ità . La prima proposta fattaci è quella di incontrare il diavolo e la seconda è visitare il paradiso. Noi viviamo in una società in cui parlare del diavolo è quasi impossibile perché da una parte c’è un gruppo ristretto di persone che lo vede dappertutto, dall’altra parte c’è la stragrande maggioranza delle persone che al diavolo non crede più, pensa che sia qualcosa inventato nel medioevo per spaventare i cristiani e obbligarli a pregare, evitare i peccati, cose che di per sé non volevano fare. Noi sappiamo che lui esiste, ma dobbiamo capire bene chi è e come agisce per non cadere in superstizioni o scetticismo. Di solito mostriamo il diavolo come un essere orrendo con corna o zampe da capra, ma, ...

La vendetta e il perdono, un binomio sempre difficile

Rambo o santo Stefano, noi da che parte stiamo? (Mt 5,38-48) Domenica scorsa avevamo visto i primi quatto esempi di come si può fare un balzo in avanti nel nostro essere “discepoli di Cristo”, annunciatori e testimoni del nuovo modo di vivere. Oggi vediamo gli altri due esempi che sono forse i più importanti e che toccano un punto delicato del nostro orgoglio: la capacità di perdonare. Ognuno di noi, istintivamente, si aspetta un ritorno dalle persone a cui facciamo un favore o diamo un aiuto. Esso potrebbe essere un sorriso, un ringraziamento, basta che ci faccia comprendere che siamo ben voluti. Questa è ciò a cui pensiamo quando parliamo di giustizia e pensiamo che anche Dio ragioni così cioè che Dio ci ami solo quando vede che noi obbediamo a tutte le sue regole o ci sforziamo di fare qualcosa per lui. Questa era anche il senso della parola “giustizia” secondo i farisei. Viene allora da dire: cosa devo fare se l’altro non mostra gratitudine, o addirittura mostra avversione ...