Il regalo di Dio

  “E se il regalo non ci piace?”  (Gv. 1,1-15)

Il Vangelo di oggi – il Prologo di Giovanni – ci presenta il Natale da un punto di vista sorprendente. Non ci parla della grotta, dei pastori, della mangiatoia. Ci parla di un dono. Il dono più grande: Dio che si fa uomo.

Ma permettetemi una domanda semplice, quasi domestica: E se il regalo non ci piace?

A tutti è capitato. Qualcuno ci fa un regalo che non ci convince, che non useremo mai. Lo ringraziamo, sorridiamo… e poi, dopo qualche giorno, quel regalo finisce in cantina, in un angolo dove nessuno lo vede più.

A volte succede anche con le persone. Qualcuno viene a trovarci e noi… non siamo proprio contenti. Che fare? Fingere di non esserci? Accoglierlo con un sorriso e poi inventare un impegno urgente?

Ebbene, Giovanni oggi ci dice che questo è esattamente ciò che l’umanità ha fatto con Dio:
“Era nel mondo… venne fra i suoi… e i suoi non lo hanno accolto.”

Il dono più grande è arrivato, e noi lo abbiamo messo in cantina.
La visita più importante è arrivata, e noi abbiamo fatto finta di non essere in casa.

Giovanni usa un’immagine fortissima: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre. È strano, ma è vero. Da sempre l’uomo ha paura della luce. Perché la luce rivela, svela, mette a nudo. La luce ci costringe a vedere le cose come sono, non come vorremmo che fossero.

E allora preferiamo l’ombra. Preferiamo un inverno interiore dove le giornate sono corte, il cielo è grigio, e la notte sembra più lunga del giorno.

Gesù si offre come gioia… e noi scegliamo la mestizia. Gesù si offre come luce… e noi scegliamo l’ombra.

Che cos’è la luce?

La luce non è qualcosa che si guarda. È ciò che permette di vedere.

La luce della fede non aggiunge cose nuove alla vita: ci permette di vedere quelle che ci sono nel modo giusto.

Senza luce, tutto è confuso. Con la luce, tutto trova il suo posto.

Noi invece siamo spesso abituati alla superficialità. Costruiamo castelli di sabbia sulle apparenze, sulle emozioni del momento, su ciò che “si vede”. Ma la profondità richiede impegno, sacrificio, costanza. E noi abbiamo fretta. Ci piace cambiare spesso. Ci stanchiamo presto.

La luce della fede, invece, ci invita a guardare dentro, a scendere in profondità, a vedere ciò che l’occhio umano non vede.

Il Prologo inizia con parole solenni: “In principio…”
È un invito a tornare alle origini, al senso delle cose.

E le nostre origini quali sono? A volte ci raccontiamo storie tristi: “Sono nato per sbaglio”,
“I miei non mi volevano”, “È capitato”.

Ma la verità è un’altra. Noi siamo nati da un gesto d’amore che non si ferma a papà e mamma. Siamo nati perché Dio, fonte dell’amore, ha voluto servirsi dell’amore umano per farci esistere.

Le nostre origini non sono un errore: sono un progetto. Un progetto d’amore.

E quando conosciamo le nostre origini, allora possiamo mettere ordine nella vita. Perché solo chi sa da dove viene, sa anche dove andare.

Il Prologo di Giovanni ci dice che Dio rimette ordine nella nostra vita

Il Vangelo di oggi è la dichiarazione d’amore di Dio all’umanità. Dio non ci ha lasciati soli. Non ci ha osservati da lontano. Si è coinvolto. È entrato nella nostra storia, nella nostra carne, nelle nostre ferite.

È venuto per rimettere ordine nelle nostre vite. Per ridare priorità giuste. Per riportarci alla luce. Per farci rinascere come figli.

Giovanni dice che Dio ci ha amati con misericordia: una parola che significa “amore di madre”, amore che non si arrende, amore che ricomincia sempre.

E allora, davanti a questo dono – il più grande – non possiamo far finta di niente. Non possiamo metterlo in cantina.

Chiediamoci:

  • In quali aree della mia vita ho bisogno di mettere ordine?
  • Le mie priorità sono davvero quelle giuste?
  • Sto vivendo nella luce o preferisco ancora qualche zona d’ombra?
  • Che cosa mi impedisce di accogliere il dono di Dio?

Il Prologo ci dice che la luce è venuta. Che il dono è arrivato. Che la visita è già sulla soglia.

Sta a noi decidere se aprire la porta.

 

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