Come essere felici?

 Beato te! Sì, va beh! Ma come?  

( IV Domenica del Tempo Ordinario Anno A).     (Mt 5,1-12)

Ciao a tutti.

Il Vangelo di oggi ci presenta non solo il programma di Gesù, ma il suo vero stile di vita. Siamo all’inizio del suo ministero pubblico: Gesù raduna attorno a sé una folla di persone e, prima ancora di compiere grandi gesti, dice loro con chiarezza: “Se volete capire chi sono e cosa sono venuto a fare, guardate questo modo di vivere. È così che io agirò. È così che si costruisce la felicità.”

E allora la domanda che ci pone fin dall’inizio è molto semplice ma molto seria:
Che cosa cerchiamo davvero dalla vita? Vogliamo il successo, la soddisfazione profonda, la gioia di sapere che stiamo facendo qualcosa di buono e giusto? Oppure ci accontentiamo di una vita comoda, controllata, sicura?

Gesù ci risponde con otto frasi brevissime, tutte introdotte da una parola che conosciamo bene: Beati.

Beati significa felici, realizzati, in pace. Eppure, se le ascoltiamo bene, queste otto frasi sembrano l’esatto contrario di ciò che oggi – e anche allora – si pensava rendesse felici.

Gesù ci provoca: “Il modo in cui vivete vi dà davvero soddisfazione? O sentite che manca qualcosa?”

Le Beatitudini sono un invito a guardare la nostra vita da un’altra prospettiva. Nel Vangelo di Luca, subito dopo ogni beatitudine c’è un “guai a voi”, come a dire: “Attenzione: se scegliete la strada opposta, non troverete ciò che cercate.”

È un linguaggio forte, ma serve a farci capire che la felicità non è dove normalmente la cerchiamo.

Proviamo allora a riascoltare queste otto parole di vita.

1. Beati i poveri in spirito. Che cosa cerchi davvero? La semplicità, la profondità, la dimensione spirituale? Se cerchi questo, troverai una gioia che nessuno può toglierti. Ma se cerchi di controllare tutto, di possedere tutto, di dare tu il senso a ogni cosa… la felicità ti sfuggirà sempre.

2. Beati quelli che sono nel pianto. Piangono perché vedono che qualcosa non va, ma non si rassegnano, non sono passivi: cercano una risposta, e la trovano in Gesù. E noi? Cerchiamo la soluzione in Lui o solo nelle nostre strategie?

3. Beati i miti. La mitezza non è debolezza: è la forza di chi non pretende, non domina, non usa gli altri. E noi? Viviamo le relazioni come servizio o come pretesa?

4. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia. Sono quelli che cercano ciò che è giusto, vero, autentico. E noi? Cerchiamo la giustizia o semplicemente che le cose vadano come vogliamo noi?

5. Beati i misericordiosi. Sanno vedere le fragilità degli altri non per giudicare o approfittarne, ma per entrare in comunione, per aiutare. E noi? Ci lasciamo toccare dalla sofferenza altrui o pretendiamo solo risposte immediate e persone “a misura dei nostri standard”?

6. Beati i puri di cuore. Guardano gli altri per ciò che sono: figli amati da Dio. E noi? Vediamo Dio negli altri o vediamo rivali, ostacoli, opportunità di guadagno?

7. Beati gli operatori di pace. La pace non è uno slogan: è un lavoro quotidiano. Significa mettere l’altro al nostro livello, cercare insieme un mondo più bello. Ma se cerco solo il mio interesse, prima o poi entrerò in conflitto con tutti.

8. Beati i perseguitati per la giustizia. Chi cerca il bene spesso non viene capito. Il mondo preferisce il guadagno, il potere, l’affermazione personale. Siamo disposti a rimanere fedeli al Vangelo anche quando costa, quando veniamo messi da parte, derisi o sfruttati?

 Le Beatitudini non sono una via facile. Essere cristiani veri non è facile. Ma immaginate come sarebbe il mondo se tutti vivessero così.

E allora la domanda finale è inevitabile: Posso davvero giustificarmi e non vivere questi valori solo perché gli altri non li vivono?

Chi cambierà il mondo? Non i potenti, non i politici. Il cambiamento nasce dal piccolo, da noi, dalla nostra vita illuminata dal Vangelo.

Noi seminiamo. Dio farà crescere.

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