Al via una nuova vita

Passare a una vita nuova (Mt 3,13-17)

Oggi il Vangelo ci racconta, con poche parole ma con un significato enorme, il Battesimo di Gesù. È un episodio che tocca la storia dell’umanità, ma parla anche alla nostra vita di tutti i giorni, alle nostre case, alle nostre famiglie.

La scena si svolge a Betania, oltre il Giordano.

Il Giordano non è un grande fiume, non ha dato vita a imperi come il Nilo o l’Eufrate. È piccolo sul quale non si può navigare. Eppure, per Israele, è un luogo decisivo: è il confine tra la terra dei pagani e la Terra Promessa.

Da lì il popolo è entrato nella terra nuova dopo l’esodo; da lì è tornato dopo l’esilio; lì Elia ha concluso la sua missione.

È un luogo che parla di passaggi, di ripartenze, di nuove possibilità.

E Giovanni sceglie proprio questo luogo per battezzare: un luogo che dice: “Avete sbagliato? Vi siete persi? si può ricominciare”.

Vediamo cosa era il battesimo di Giovanni.

La parola battesimo, nella lingua originale, significa “immergersi”: scendere nell’acqua come in una morte simbolica e risalire come persone nuove. Era un rito di iniziazione usato da varie religioni per accogliere i nuovi convertiti.

La cosa sorprendente è che Giovanni non chiama dei pagani, ma degli Ebrei, persone che pensavano di essere già a posto. Li invita a riconoscere che anche chi crede ha bisogno di rinnovarsi, di ripartire, di lasciarsi purificare.

È un messaggio molto attuale per noi: non basta “essere credenti”, non basta “fare il proprio dovere religioso”. La fede è un cammino che si rinnova ogni giorno.

Da Giovanni andarono anche dei farisei.  Essi erano solo curiosi di vedere cosa succedeva, non vogliono farsi battezzare: si sentono già giusti. Giovanni smaschera la loro presunzione: chi pensa di non aver bisogno di cambiare, in realtà è schiavo del proprio orgoglio.

In questo contesto arriva Gesù.

Non ha peccati da confessare, non ha bisogno di cambiare vita. Eppure si mette in fila con i peccatori. Giovanni vorrebbe impedirglielo, ma Gesù risponde: “Conviene che adempiamo ogni giustizia”. Che cosa significa?

Significa che Gesù vuole compiere la volontà del Padre: vuole stare dalla parte degli uomini, condividere la loro storia, entrare nella loro vita.

Qui avviene l’incontro tra due mondi:

  • Giovanni, figlio di un sacerdote; Gesù, figlio di un artigiano.
  • Giovanni annunciato a Gerusalemme; Gesù annunciato in una casa di Nazareth.
  • Giovanni concepito da due anziani; Gesù concepito per opera dello Spirito.
  • Giovanni rappresenta l’Antico Testamento; Gesù inaugura il Nuovo.

Questa scena, quindi, rappresenta un passaggio essenziale. Non è solo il passaggio di consegne tra due uomini, ma l’inizio di un modo nuovo di concepire Dio e la religione. Non è più l’uomo che cerca Dio, ma è Dio che viene incontro all’uomo.

Gesù entra nell’acqua e trasforma quel gesto: Non è più l’uomo che entra nell’acqua per chiedere perdono ma Dio stesso che entra nel segno e lo riempie della sua grazia, lo trasforma in Sacramento. In pochi gesti riassume la storia della salvezza.

  • l’immersione richiama la morte,
  • l’uscita dall’acqua la risurrezione,
  • il cielo che si apre l’ascensione,
  • lo Spirito che scende la Pentecoste.

È come se nel Battesimo di Gesù fosse già racchiusa tutta la nostra salvezza.

E noi? Noi siamo chiamati a essere persone del Nuovo Testamento.

Non persone che vivono la fede come un rito da compiere, ma come un incontro con la grazia di Dio. Non persone che “vanno ai sacramenti”, ma persone che si lasciano visitare da Dio, per vivere in un atteggiamento continuo di conversione, perché ogni gesto della nostra vita diventi un incontro con Dio.

La fede non è un’aggiunta alla vita: è una presenza che la trasforma.

Fratelli e sorelle, quest’anno proviamo a cambiare mentalità, a guardare la vita con occhi battesimali.

Dio è presente nella nostra quotidianità. Non solo in chiesa, non solo nelle feste, non solo nei momenti “religiosi”.

È presente:

  • quando salutate i vostri figli al mattino;
  • quando preparate la cena dopo una giornata stanca;
  • quando condividete un caffè con un amico;
  • quando lavorate per mantenere la famiglia;
  • quando perdonate, quando ricominciate, quando vi sostenete a vicenda.

Ogni gesto buono è un luogo in cui Dio passa. Ogni incontro è un’occasione per riconoscerlo. Ogni fatica è un luogo in cui Lui vi sostiene.

Non riduciamo Dio a un appuntamento della domenica. Lui è venuto per stare con noi sempre, in ogni momento, in ogni casa, in ogni famiglia.

Che questo nuovo anno sia un anno vissuto da figli amati, da famiglie che si sanno accompagnate, custodite e benedette.

Buona vita nuova.

 

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