Dio nelle prove

 Dio si rivela nei momenti difficili. (1 Re 19,9-13;  Mt 14,22-33)

 Oggi voglio partire da una parola che nella prima lettura di oggi diventa protagonista silenziosa: la parola ebraica qol, che significa "voce". Ma nel racconto di Elia, questa voce viene definita in un modo sorprendente: qol demamah daqqah, letteralmente "voce di un silenzio sottile", o come la traduciamo noi, "una brezza leggera". È un'espressione quasi paradossale — una voce fatta di silenzio — e proprio in questo paradosso si nasconde il cuore del messaggio di oggi.

Ripercorriamo insieme la vicenda. Elia era un profeta potente, ma Israele non lo ascoltava più, sedotto da falsi profeti e da un re succube della moglie. Al culmine della sua missione, Elia sfida quattrocento cinquanta profeti di Baal e li sconfigge tutti. Sembra la vittoria definitiva. E invece la regina Gezabele giura vendetta, ed Elia — l'uomo che poco prima sfidava quattrocento avversari — fugge nel deserto, si siede sotto una ginestra e chiede a Dio di lasciarlo morire.

Da questo abisso, Dio non lo rimprovera. Lo nutre, lo lascia riposare, e poi lo invia a camminare nel deserto per quaranta giorni fino al monte Oreb, per un incontro.

Ed è qui che arriva il cuore della lettura di oggi. Dio chiede a Elia di uscire dalla caverna buia che sembrerebbe proteggerlo. Fuori, un vento impetuoso spacca le montagne — ma Dio non è nel vento. È il vento delle nostre emozioni più violente: la rabbia che vorrebbe spaccare tutto, vendicarsi, combattere. Poi arriva un terremoto — tutto trema, anche le fondamenta che credevamo solide — ma Dio non è nel terremoto. È il dubbio che scuote la nostra fede. Poi un fuoco che brucia e lascia solo cenere — ma Dio non è nel fuoco. È lo scoraggiamento, quella sensazione che tutto ciò che abbiamo costruito con fatica sia ormai perduto.

E infine, dopo il vento, il terremoto e il fuoco, arriva la brezza leggera. E lì, finalmente, Dio parla.

Fratelli e sorelle, quante volte anche noi attraversiamo questa stessa sequenza. Un momento buio ci travolge, e dentro di noi si scatenano vento, terremoto e fuoco: rabbia, dubbio, scoraggiamento. In quei momenti pensiamo che Dio sia assente, che ci abbia abbandonati. Ma Dio semplicemente non abita in quelle emozioni tempestose — non perché siano sbagliate o da reprimere, ma perché non sono il luogo dell'incontro. Il luogo dell'incontro è la pace che viene dopo, quando la tempesta si placa e l'intelligenza può finalmente riflettere con onestà.

E notate una cosa bellissima: quando Dio parla a Elia nella brezza, non gli spiega perché è successo tutto questo. Non gli dice chi aveva ragione o torto tra lui e la regina. Semplicemente rinnova la fiducia in lui e lo rimanda in missione. A volte non abbiamo bisogno di spiegazioni — abbiamo bisogno di sapere che Dio è ancora con noi, e questo basta per rimetterci in cammino.

Un'esperienza simile la vivono i Dodici nel Vangelo di oggi. Gesù li manda da soli ad attraversare il lago, e una tempesta si abbatte sulla barca. La paura è così forte che quando Gesù cammina verso di loro sulle acque, non lo riconoscono: pensano sia un fantasma. È commovente pensare che spesso, anche nella nostra vita, Gesù è già presente nella tempesta — solo che la paura ci impedisce di riconoscerlo.

E poi c'è Pietro. Pietro fa qualcosa di audace: scende dalla barca e cammina sull'acqua verso Gesù. Finché guarda a lui, cammina. Appena guarda il vento e le onde, affonda. Ma nel momento dell'affondamento, grida: "Signore, salvami!" E Gesù subito tende la mano.

Ecco il compito per questa settimana, carissimi. Provate a pensare a un momento davvero difficile e buio della vostra vita, un momento in cui avete perso fiducia in voi stessi o in Dio, in cui vi è sembrato che tutto fosse perduto. Se potete, provate anche a scriverlo, dando voce a tutta la rabbia o ai dubbi che avete provato. Che pensieri vi passavano per la testa in quei momenti? Quando è tornata la pace? Cosa ha fatto la differenza? E adesso, con un po' di distanza, riuscite a vedere come Dio vi abbia accompagnato proprio in quel momento buio, anche senza darvi spiegazioni?

Vi auguro una settimana serena, nella ricerca paziente di quella brezza leggera in cui Dio ci parla sempre.

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