Come riconoscere il Risorto

 Buona Pasqua

Dopo quaranta giorni di cammino quaresimale siamo finalmente giunti a questo giorno. Ma oggi non celebriamo una festa qualunque: celebriamo La Festa, il cuore pulsante della nostra fede. San Paolo ci ricorda che se Cristo non è risorto, allora la nostra fede è vana. La Pasqua è il centro di tutto. Senza la Risurrezione, nulla avrebbe senso.

Nelle varie liturgie di questo periodo incontreremo vari testi su cui riflettere. Dato che oggi è la festa voglio richiamarli tutti brevemente.

Ci troviamo davanti a una tomba vuota. E di fronte a questa tomba, ci sono sempre stati due atteggiamenti possibili.

Il primo è quello dei discepoli di Emmaus: se ne vanno tristi, a testa bassa, verso casa. Con Cristo era morto il loro sogno, e ora, delusi, si chiudono in sé stessi, nella routine di una vita senza di Lui. Il secondo è l'atteggiamento della Maddalena: non appena può, torna al sepolcro. Non si rassegna. Non accetta la perdita. La spinge qualcosa di più forte della delusione: l'amore.

Quando la Maddalena si avvia al sepolcro è ancora buio, nonostante sia già l'alba. È il buio dell'incertezza e della tristezza umana. L'amore non porta subito la luce, ha bisogno della fede, ma è l'energia più importante per chi cammina sul sentiero della vita.

Insieme a lei arrivano anche Pietro e il discepolo amato. E qui il Vangelo ci offre qualcosa di straordinario: tre modi diversi di vedere, tre modi diversi di amare.

Il discepolo amato arriva per primo, si affaccia, osserva in greco blépei, una semplice osservazione materiale. Aspetta però Pietro, perché nella Chiesa si viaggia a velocità diverse, ma i passi importanti si fanno insieme. Pietro entra, e lui contempla, theoréi, comincia a richiamare alla memoria le parole di Gesù, lascia che i ricordi lo invadano, lascia posto all'amore. Poi entra anche il discepolo amato, e di lui si dice: vide e cominciò a credere. Un terzo sguardo, eîden, uno sguardo che va aldilà di ciò che gli occhi vedono e la mente ricorda.

Il cammino della fede passa sempre attraverso questi tre livelli: verificare, riflettere, e infine quel passo ultimo che non è guidato solo dalla razionalità, ma dalla ragionevolezza e dall'amore. L'amore è sempre un passo avanti. La fede non può essere imposta: può essere spinta soltanto dall'amore.

E poi c'è lei, Maria. È colei che ha amato di più. Si ferma al sepolcro anche quando gli altri tornano a casa. Ed è la prima a ricevere la visione del Risorto. Non lo riconosce subito, finché non smette di pensare al suo dolore e sente chiamare il suo nome. In quel momento non vede "Gesù": vede il Signore Risorto. Non è razionalità, è oltre: è ciò che l'amore le fa comprendere.

Fratelli e sorelle, anche oggi la tomba di Cristo è vuota. Ma dentro quel sepolcro non c'era solo il suo corpo trafitto dai chiodi e dalla lancia. C'era anche gran parte della nostra vita. C'erano le nostre paure, i nostri sensi di inadeguatezza, il nostro egoismo, la nostra ricerca sfrenata di comodità e sicurezza, la nostra freddezza, la nostra incapacità di amare. Tutte cose che ci impediscono di vivere a pieno, che ci svuotano il cuore. Spesso sembriamo vivi, ma in realtà siamo morti.

Cristo si è portato nel sepolcro tutte le nostre debolezze. E ora vuole che noi risorgiamo con Lui.

Si mette al nostro fianco e ci dice: "Stolti, ancora non capite? Il vostro cuore è chiuso? I vostri occhi sono ciechi?"

Forse abbiamo vissuto la nostra fede in maniera troppo formale, troppo superficiale. Ci hanno insegnato che l'importante era evitare i peccati, seguire i comandamenti, recitare le preghiere. Andava bene così. Ma ora questo non basta più. Gesù vuole il nostro cuore, non le nostre preghiere. Vuole la nostra vita, non la nostra osservanza.

Qualcuno potrebbe dire: "Ma ci ho provato tante volte e non ce l'ho fatta!" Forse abbiamo sempre tentato nel modo sbagliato. Forse abbiamo creduto di poter comprare Dio con le nostre pratiche, dimenticando che aveva già pagato tutto Lui.

Noi lo abbiamo studiato tanto, ma lo abbiamo amato? Gli diamo tempo per andare in chiesa, ma gli diamo anche tempo per stare con Lui da soli, per leggere la sua Parola? Seguiamo i comandamenti, ma ci lasciamo provocare dal Vangelo? Ci riflettiamo? Cerchiamo di metterlo in pratica? Siamo battezzati, sì, ma è solo questo che ci rende cristiani? Ci sforziamo di vivere per Cristo, con Cristo, come Cristo?

La Risurrezione ci invita a vivere da risorti: con speranza, con coraggio, con amore autentico. Se oggi non sentiamo il desiderio di cambiare qualcosa, di vivere diversamente il nostro rapporto con Cristo, allora domani sarà un giorno come gli altri. Fra una settimana ci saremo dimenticati della Pasqua, e tutto, la croce, la sofferenza, la morte di Cristo, sarà stato per nulla.

Ma se avremo il coraggio di provare, almeno un po', a mettere in pratica nella vita quotidiana quello che alla domenica sentiamo nel Vangelo, scopriremo un mondo tutto diverso, una gioia tutta diversa. Perché avremo aperto la porta a Cristo, e Lui verrà a cenare con noi e a rivelarci il suo amore.

Lasciamoci raggiungere da questa luce. Non è un ricordo del passato: è una forza viva che ci trasforma. Lasciamoci provocare da Cristo e dal suo amore.

Cristo è risorto. È veramente risorto!

 

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