Il Gesù della gloria o il Gesù della Croce?

 Splendenti in Cristo  (Mt 17,1-9 )

 Ogni anno, nella seconda domenica di Quaresima, la liturgia ci propone il Vangelo della Trasfigurazione. È un episodio che ci invita a guardare la realtà con occhi nuovi, illuminati dalla luce di Cristo.

Gesù non viene “trasformato”, ma “trasfigurato”: non cambia la sua essenza, bensì si manifesta nella sua verità più profonda. In quel momento si rivela il suo segreto: Egli è il Figlio amato, colui che vive in piena comunione con il Padre.

Per questo sale su un monte, portando con sé tre discepoli. Il monte, nella Bibbia, è il luogo privilegiato dell’incontro con Dio. Così era stato per Mosè sul Sinai, dove aveva ricevuto le tavole della Legge, e per Elia sull’Oreb, dove aveva ascoltato la voce di Dio che lo rimandava alla sua missione profetica. Proprio per questo Gesù sale sul monte, perché vedendolo assieme a Mosè ed Elia comprendano che la sua missione è in continuità con la Legge e i Profeti, ma anche il loro compimento. Gesù è il culmine della storia della salvezza.

La Trasfigurazione ci viene presentata in Quaresima perché è strettamente legata alla Passione e alla Risurrezione. Luca racconta che Mosè ed Elia parlano con Gesù del suo cammino verso Gerusalemme e di ciò che lo attende là. Matteo non lo dice esplicitamente, ma colloca l’episodio subito dopo la professione di fede di Pietro. Lì Pietro aveva detto: “Tu sei il Cristo”, ma subito dopo, quando Gesù aveva annunciato la sua Passione, Pietro si era ribellato. La vera fede in Gesù deve comprendere la sua morte sul Calvario, qualcosa non facile da accettare per i discepoli. Da quel momento il viaggio verso Gerusalemme era iniziato, ma i discepoli non erano pronti. Per questo Gesù porta con sé i tre più vicini e offre loro un anticipo della sua gloria, così che possano resistere allo scandalo della croce.

Sul monte, il volto e le vesti di Gesù brillano di luce. È come se il velo umano che ne nascondeva la verità fosse stato tolto. La luce rivela ciò che è autentico: Gesù è la luce del mondo, e noi siamo chiamati a vivere nella sua luce, riconoscendo in Lui la via che conduce all’unione con Dio.

Non è facile comprendere la logica di Dio, che supera di gran lunga la nostra. Noi siamo spesso guidati dal desiderio di piacere, di sicurezza, dalla paura della sofferenza. La nube che avvolge i discepoli esprime proprio questo mistero: Gesù, Mosè ed Elia scompaiono, ma dentro la nube si ode la voce del Padre: “Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo!”. Ascoltare significa obbedire, fidarsi, lasciarsi guidare. È l’invito a seguire Gesù sulla via di Gerusalemme, accettando la purificazione delle nostre fragilità per entrare nella gloria della Risurrezione.

La Quaresima, allora, non è tanto il tempo di “fare di più”, ma di lasciarci trasfigurare da Cristo, che fa emergere ciò che ha seminato in noi.

I tre pilastri della Quaresima – preghiera, digiuno e carità – ci aiutano proprio in questo cammino:

  • nella preghiera riscopriamo la nostra identità di figli, in relazione con il Creatore;
  • nel digiuno ci liberiamo da ciò che ci appesantisce e ci impedisce di crescere;
  • nella carità mettiamo a frutto ciò che abbiamo scoperto, aprendoci agli altri.

La prima lettura ci presenta Abramo, chiamato da Dio in un momento di crisi. Senza eredi, bloccato nella casa paterna, sembra senza futuro. Ma la chiamata di Dio è per lui una trasfigurazione: lo spinge oltre i suoi limiti, verso l’ignoto, con la promessa di diventare padre di una grande nazione, dalla quale nascerà il Salvatore.

Così anche i discepoli, dopo aver visto la gloria di Gesù, sono invitati a fidarsi e a scendere dal monte: “Alzatevi e non temete”. Riprendono il cammino verso Gerusalemme, verso la vita quotidiana, con una nuova forza.

La Quaresima è il nostro viaggio verso Gerusalemme. È il tempo in cui siamo chiamati a superare paure e dubbi, e ad abbracciare con coraggio lo stile di vita che Gesù ci indica nel Vangelo. Ci saranno prove e sofferenze, ma al termine del cammino c’è la Risurrezione, che dà senso a tutto.


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