Legalisti o osservanti?

 Il vero valore della legge  (Mt 5,17-37)

In Italia si dice: Fatta la legge, trovato l’inganno. Allora il Vangelo ci pone una domanda che tocca tutti: perché seguiamo la legge? E perché a volte la trasgrediamo?

Gesù ci dice: “Se la vostra giustizia non supererà quella dei Farisei, non entrerete nel Regno dei cieli”. Ora, i Farisei erano i più scrupolosi osservanti della legge, i più ossequienti. Eppure Gesù non li indica come esempio, anzi spesso li rimprovera. Perché? Forse perché non erano Italiani? No di certo. Perché la loro obbedienza era esteriore, priva di cuore.

Ci sono tanti motivi per cui una persona può obbedire o disobbedire.

C’è chi obbedisce per paura di essere punito o giudicato. 
C’è chi obbedisce per opportunismo, per compiacere chi comanda e guadagnarsi il suo favore.
C’è chi obbedisce per fanatismo, rifugiandosi in una norma rigida che dà sicurezza ma toglie libertà.
E c’è chi disobbedisce solo per ribellione, per affermare la propria indipendenza.

In tutti questi atteggiamenti la legge diventa un idolo, un fine in sé. Ci dimentichiamo lo scopo per cui essa ci è stata data: custodire la vita, favorire la comunione, educare all’amore. La legge non è mai più importante dell’uomo, perché – come dice Gesù – “il sabato è stato fatto per l’uomo, e non l’uomo per il sabato”.

Gesù porta la legge oltre la lettera. Ce lo fa vedere portando l’esempio di alcuni dei comandamenti. “Non uccidere” non significa soltanto non togliere la vita, ma rispettare l’altro, volere il suo bene, cercare la riconciliazione. Per questo aggiunge: “Se quando vai al Tempio per presentare la tua offerta ti ricordi che tuo fratello ha qualcosa contro di te, lascia lì la tua offerta, va’ prima a riconciliarti con lui e poi torna a presentarla”.

Ecco il cuore del messaggio: la legge fondamentale è l’amore. Tutte le altre leggi si comprendono solo alla luce dell’amore di Dio per noi, e non potranno mai andare contro l’amore.

Quante volte riduciamo la nostra fede a un elenco di precetti: “Non ho fatto niente di male, non ho rubato, non ho tradito, sono andato a messa…”. Ma Dio non cerca solo l’assenza di colpe, cerca il cuore, cerca il dialogo, cerca la relazione viva.

Noi andiamo a confessarci e spesso dimentichiamo che la confessione non è un inventario di peccati, ma un incontro con la misericordia.

Pensiamo: quale genitore sarebbe contento se i figli si limitassero a obbedire senza mostrare amore, gratitudine, rispetto? Non basta l’obbedienza: ciò che fa felice un padre o una madre è l’affetto, la crescita, la capacità di amare. Lo stesso è anche per Dio.

Fratelli e sorelle, la vera giustizia supera quella dei Farisei perché nasce dall’amore. La legge non è un peso, ma un cammino che ci guida verso la comunione con Dio e con i fratelli. Viviamo la fede non come un dovere freddo, ma come una relazione di amore che trasforma la nostra vita.

Allora questa settimana fate un bell’esame di coscienza su come vi comportate di fronte alle regole.   Auguri!

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