E noi, dove ci manda?
La vocazione dei dodici — e la nostra Mt 9,36 – 10,8
Immagina di cercare persone per un progetto importantissimo. Hai bisogno di un team. Cosa fai? Vai dai migliori, dai più qualificati, dai più carismatici. Certo. È quello che faremmo tutti.
Gesù, invece, fa l'esatto contrario.
GESÙ PARTE DAL BISOGNO
Il Vangelo ci dice che Gesù guardava la folla. La vedeva davvero. Gente stanca, smarrita, che andava avanti senza sapere bene dove. E sentiva qualcosa — la compassione. Non pietà dall'alto, ma un dolore che veniva dal di dentro, dalle viscere, come si dice in ebraico. Quella sensazione che ti dice: qualcuno deve fare qualcosa.
E quel qualcosa non poteva essere fatto a metà. Ci volevano persone dedicate, generose, disponibili. Non collaboratori part-time. Testimoni a tempo pieno.
Così sceglie dodici.
PERCHÉ DODICI
Il numero non è casuale. I figli di Giacobbe erano dodici — le dodici tribù su cui si fondava il popolo d'Israele. Gesù sta dicendo, senza parole, che sta costruendo qualcosa di nuovo. Un popolo nuovo. Una Chiesa. E ha bisogno di dodici pilastri per fondarla.
CHI SONO QUESTI DODICI — LA DIVERSITÀ
Adesso guardiamo chi sceglie. La lista degli apostoli è quasi comica, se ci pensi. Pescatori, un esattore delle tasse — odiato da tutti — un nazionalista zelota — che in teoria avrebbe dovuto odiare l'esattore. Gente semplice, poco istruita, con caratteri completamente diversi. Pietro impulsivo. Tommaso prudente fino al dubbio. Giacomo e Giovanni ambiziosi.
Non sono il gruppo ideale. Non sono omogenei, non si somigliano, non la pensano allo stesso modo.
E Gesù li sceglie proprio così.
Perché sa che un vero team non si costruisce sull'uniformità. Quando tutti sono uguali, ci si pesta i piedi nelle stesse aree e si lasciano scoperte tutte le altre. La diversità, invece, garantisce varietà, creatività, la possibilità di imparare gli uni dagli altri.
Ma c'è una condizione: ci vuole uno scopo comune. Un obiettivo a cui puntare insieme. Per i dodici, quello scopo è seguire Gesù e portare avanti la sua missione. È questo che trasforma un gruppo di persone diverse in una comunità.
LA MISSIONE — SEMPLICE E CONCRETA
Le istruzioni che Gesù dà loro sono sorprendentemente semplici. Va', predica, guarisci, sconfiggi il male.
Non un manuale. Non un corso di formazione. Una direzione.
E al centro c'è un principio chiave: avete ricevuto gratuitamente, date gratuitamente. Il dono di Dio che porti dentro di te — la fede, la capacità di amare, la speranza — non è tuo. È per essere condiviso.
APPLICAZIONE — SIAMO NOI I DODICI DI OGGI
Tutto questo vale per noi. Eccome.
Ci chiamiamo cristiani. La parola stessa dice tutto: siamo quelli che seguono Cristo, che portano avanti la sua missione. Non è un'etichetta religiosa. È una vocazione.
E siamo mandati a tutto il mondo — il che significa che le differenze tra noi non sono un problema da risolvere. Sono una risorsa. Un cristiano di Napoli e uno di Manila e uno di Lagos portano la stessa fede, ma la incarnano in modi diversi. Ed è proprio quella diversità che permette al Vangelo di arrivare ovunque.
IL CAMBIAMENTO DI PROSPETTIVA
Ma c'è un punto che fa differenza, e vale la pena fermarsi un attimo.
Spesso viviamo la nostra fede come una serie di cose da fare. Le preghiere, le regole, la messa la domenica, i dieci comandamenti. E ci chiediamo: sono fedele? Ho fatto tutto quello che dovevo?
Gesù non sta chiedendo fedeltà a una lista. Sta chiedendo qualcosa di più radicale: seguimi. Sii vicino a me. Conosci il mio cuore. Lascia che il mio sguardo sulla folla diventi il tuo sguardo.
Quando parla di cacciare i demoni, parla di questo: tutte quelle strutture — della società, ma anche quelle che costruiamo noi stessi — che ci imprigionano. Le gabbie dorate della comodità, della sicurezza, della carriera come unico orizzonte. Il demonio più insidioso non ha le corna. Ha il volto del "non posso rischiare", del "adesso non è il momento", del "basta che sto a posto."
CONCLUSIONE — LA LIBERTÀ VERA
La nostra fede non è fatta per tenerci dentro. È fatta per renderci liberi.
Liberi di vedere la folla come la vedeva Gesù. Liberi di andare, di rischiare, di dare quello che abbiamo ricevuto. Liberi di essere noi stessi — con tutte le nostre differenze — come risorse per gli altri, non ostacoli.
Le preghiere, i sacramenti, i comandamenti: non sono gabbie. Sono finestre. Ma solo se attraverso di loro incontriamo davvero Gesù. Solo se la familiarità con lui diventa vicinanza del cuore.