Alla paura non si ragiona?

"NON ABBIATE PAURA" Matteo 10,26-33  12a Domenica anno A

 

Oggi vogliamo fermarci su una frase che Gesù ripete ben tre volte nel Vangelo di questa domenica. Tre volte. E quando Gesù ripete qualcosa tre volte, vale la pena ascoltare con attenzione. La frase è questa: "Non abbiate paura."

Sembra semplice. Ma non lo è per niente.

 

La paura che conosciamo tutti

Partiamo da una cosa concreta: tutti noi conosciamo la paura. È una parte normale della vita. E in piccole dosi, la paura è persino utile — ci rende prudenti, ci fa prestare attenzione, ci salva da decisioni avventate. Basta guardare il telegiornale per vedere cosa succede quando qualcuno agisce senza nessuna paura: incidenti, disastri, vite spezzate per pura imprudenza.

Ma c'è un altro tipo di paura. Quella che non ci protegge, quella che ci paralizza. Quante volte avete avuto un progetto, un'idea, qualcosa che avreste voluto fare per voi stessi o per la vostra famiglia... e poi la paura ha preso il sopravvento? Paura di fallire. Paura del giudizio degli altri. Paura di perdere quello che avete già. E il progetto è rimasto nel cassetto. La vita si è fermata.

Ecco di questa paura dobbiamo parlare oggi.

 

Di cosa abbiamo davvero paura?

Gesù sceglie dodici apostoli, non i più coraggiosi, non i più preparati, non i più forti. Lui sapeva benissimo che di fronte alle difficoltà avrebbero potuto cedere. E proprio a loro ripete tre volte: "Non abbiate paura."

Ma paura di cosa, esattamente? Di solito, la paura più profonda è quella di perdere qualcosa. E quello a cui siamo più attaccati: la nostra comodità, la nostra reputazione, il nostro posto nella società, le cose che possediamo; è esattamente quello che temiamo di più di perdere.

Il problema è che queste cose non durano. Si consumano, si deteriorano, passano. Eppure ci aggrappiamo ad esse come se fossero le uniche cose che contano.

C'è uno schema che conosciamo bene, è lo schema della dipendenza. Si cerca un momento di piacere, di sollievo, di eccitazione, anche a costo di distruggere tutto il resto. E questo non vale solo per la droga o l'alcol. Lo facciamo anche con il potere, con i soldi, con il successo sociale. Sacrifichiamo ciò che è vero e duraturo per ciò che ci fa sentire al sicuro: adesso, subito, in questo momento.

E così viviamo nella paura. Paura che qualcuno ci porti via quello che abbiamo. Paura di restare indietro. Paura di essere ridicolizzati. Paura di essere diversi.

 

La vera minaccia

Gesù dice: "Non temete coloro che uccidono il corpo." È una frase forte. Cosa vuol dire?

Vuol dire questo: le cose di questo mondo, anche nella loro forma peggiore, possono toccare solo l'esterno. Possono colpire il corpo, la reputazione, la carriera. Ma non possono raggiungere il profondo di te. Non possono distruggere la tua anima.

L'unica cosa che conta davvero, l'unica cosa che rimane, è la vita in Dio. La vita eterna. Questa è la vita nuova che Gesù porta. E niente, nessun potere, nessuna persecuzione, nessun rifiuto, può toglierla a te.

Questa è la vera risposta alla paura. Non l'illusione che tutto andrà bene. Non la negazione del pericolo. Ma la certezza che c'è qualcosa dentro di te che il mondo non può toccare.

 

Geremia e noi

Nella prima lettura abbiamo ascoltato il profeta Geremia. La sua storia è toccante. Ha sofferto molto, non nonostante la sua fedeltà a Dio, ma proprio a causa di essa. Ha rifiutato di scendere a compromessi con i potenti del suo tempo. E loro gli hanno reso la vita molto difficile.

È una storia che ci riguarda da vicino.

Anche oggi la società ci chiede di scendere a compromessi. Per avere successo, ci dice, devi accettare certe regole non scritte: accetta la corruzione, approfitta dei più deboli, imbroglia un po' qui, guarda dall'altra parte là. E i valori del Vangelo, la compassione per i poveri, il perdono dei nemici, l'umiltà, la giustizia, vengono trattati come ingenuità. Come debolezze.

E allora seguiamo la massa. Perché? Per paura. Paura di essere esclusi. Paura di perdere il lavoro, gli amici, il nostro posto nel gruppo. La mitezza e l'amore non sono più apprezzati perché abbiamo paura di essere sfruttati, di essere presi per ingenui.

Ma ecco la verità scomoda: tutta questa paura, mascherata da ambizione, da successo, da forza, non porta la pace che promette. Porta divisione, conflitti, guerre. Corriamo dietro alla felicità e non la raggiungiamo mai, dicendoci sempre: "Quando arriverò lì, allora sarò felice." Ma quel giorno non arriva mai.

Questo modo di pensare, così normale oggi, è esattamente il contrario di ciò che Gesù ha insegnato e vissuto.

 

Una domanda per noi

Ci chiamiamo cristiani. Ma quanto prendiamo sul serio questa parola? Quanti dei cosidetti Cristiani sono fedeli alla Messa domenicale, ai sacramenti? Quanti sono impegnati concretamente a favore dei poveri, dei malati, degli emarginati? Nelle grandi questioni morali del nostro tempo, quanti seguono il Vangelo, e quanti invece seguono semplicemente la corrente, l'opinione del politico di turno, la voce più forte sui social?

Non ci viene chiesto di essere perfetti. Ci viene chiesto di essere testimoni. Il mondo di oggi ha un bisogno disperato di persone che non abbiano paura, persone che vivano i valori del Vangelo anche quando costa qualcosa, anche quando vengono derise, anche quando vengono osteggiate dai potenti.

Anche Gesù ha avuto paura, nel Getsemani. Sa cosa si prova. Ma non ha lasciato che la paura avesse l'ultima parola. E chiede lo stesso a noi.

 

Per chiudere

Prima di salutarci, una sola domanda da portare con voi questa settimana:

Dove nella mia vita sto lasciando che la paura mi impedisca di vivere davvero come discepolo di Cristo?

E ricordate quello che Gesù ha detto, non una volta, non due, ma tre volte: "Non abbiate paura." Perché voi valete più di molti passeri. E il Padre conosce persino il numero dei capelli sul vostro capo.

Andate avanti, senza paura.

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