Per dove passiamo?

 LA PORTA E LE FINESTRE

Gv 10,1-10 · Giornata Mondiale delle Vocazioni

Fratelli e sorelle,

Gesù oggi non ci parla con un'idea astratta. Ci parla con un'immagine concreta, presa dalla vita di ogni giorno: un recinto, delle pecore, un pastore, una porta. È il linguaggio della semplicità che spesso è il linguaggio della verità più profonda.

Il pastore entra dalla porta. Le pecore lo riconoscono. Sentono la sua voce e lo seguono. Il ladro, invece, non passa dalla porta: scavalca, si intrufola, entra di nascosto. Non viene per dare, viene per prendere. Non viene per accompagnare, viene per rubare.

Sembra quasi ovvio, no? Eppure Gesù sente il bisogno di dirlo. Forse perché sa quanto sia facile per noi fare confusione tra la voce del pastore e la voce del ladro.

 

Le porte e le finestre della nostra vita

Proviamo a portare questa immagine dentro casa nostra, dentro la nostra vita, intendo.

La nostra vita ha una porta principale. Ha anche una porta di servizio. E ha delle finestre.

Ci sono persone che facciamo entrare dalla porta principale, alla luce del sole. Le presentiamo a tutti, siamo contenti della loro presenza, non abbiamo nulla da nascondere. Queste persone, entrate ufficialmente, onestamente, faranno quello per cui sono venute, e questo è buono.

Ma poi ci sono altri. Qualcuno lo facciamo entrare dalla porta di servizio, quando gli altri non guardano, un po' in sordina. E qualcuno, addirittura, lo facciamo passare dalla finestra: di notte, in silenzio, perché nessuno venga a sapere della sua presenza.

E qui sta il problema. Perché anche chi entra dalla finestra, poi fa quello per cui è venuto. La differenza è che, se lo teniamo nascosto, se ci vergogniamo a parlarne, difficilmente è qualcosa di buono per noi.

Quante volte ci lasciamo sedurre da quelle piccole soddisfazioni che sappiamo, in fondo, non ci fanno bene? Quelle scappatoie, quei sotterfugi, quelle bugie che costruiamo per coprire ciò di cui ci vergogniamo, ma a cui non riusciamo a rinunciare. Mille voci ci raggiungono ogni giorno: voci seducenti, convincenti, ben confezionate. Ci promettono gioia, libertà, realizzazione. Ma non cercano il nostro bene. Cercano il nostro consumo.

Chi entra dalla finestra è un ladro. Ma cosa ci ruba esattamente? I soldi? No, anzi, a volte ce li porta. Ci ruba qualcosa di più prezioso: il senso della nostra vita. La capacità di essere liberi. La gioia vera. Ci rende schiavi dell'ebrezza del momento, e mentre siamo come ubriachi, ci sottrae quello che di più prezioso abbiamo.

E c'è una conseguenza che forse non vediamo subito. Più ci lasciamo attrarre da questi ladri, più ci chiudiamo in noi stessi. E le persone intorno a noi, invece di diventare amici, compagni, fratelli, diventano strumenti delle nostre soddisfazioni personali. La relazione si svuota. L'amore diventa transazione.

 

Riconoscere la voce

Gesù dice: le pecore riconoscono la voce del pastore. Non seguono la voce dello sconosciuto.

Ma noi, siamo davvero così sicuri di riconoscerla, la voce del pastore? O ci illudiamo spesso?

Vale la pena chiedersi: le persone che mi stanno vicine, perché stanno con me? Per amore? O per paura? O perché vogliono qualcosa da me? Quanto resteranno? Le relazioni che costruiamo, sono radicate nella verità o nel vantaggio reciproco?

La vera porta della nostra vita è Gesù. Il criterio autentico delle nostre scelte sono le sue parole. Non le promesse del mercato, non le seduzioni dei social, non le mode del momento. Le sue parole, che spesso non piacciono, che a volte disturbano, ma che restano.

Gesù lo dice chiaramente: «Io sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza.» Non una vita mediocre, non una vita di sopravvivenza o di ebrezza momentanea. La vita piena. La vita vera.

 

Oggi: la Giornata delle Vocazioni

Oggi la Chiesa celebra la Giornata Mondiale delle Vocazioni. E questa Parola ci interroga anche da questo punto di vista.

Quando parliamo ai giovani, quando ci presentiamo come guide, come educatori, come genitori, come sacerdoti, siamo davvero come il buon pastore? Guidiamo con amore e verità? O rischiamo, a volte, di comportarci come chi entra dalla finestra, cercando il proprio interesse, la propria gratificazione, il proprio riconoscimento?

La vocazione, ogni vocazione, nasce dall'ascolto della voce autentica di Cristo. E ciascuno di noi, nel proprio stato di vita, è chiamato a essere segno del buon pastore per chi gli sta vicino: non ingannare, non manipolare, non rubare, ma accompagnare con amore, guidare con verità.

Quando i giovani guardano le nostre vite, riescono a riconoscere in noi qualcosa di autentico? Sentono, attraverso di noi, la voce di Qualcuno che li chiama davvero? Oppure sentono solo un'altra voce del mercato?

 

Percorrere la via bella

C'è una via bella che il Pastore ci indica. Non è la via più facile, non è la via più rumorosa. È la via della conoscenza reciproca: il Pastore conosce le sue pecore, e le pecore conoscono lui. Non è un rapporto anonimo: è personale, è fiducioso, è costruito nel tempo.

Questa fiducia non si compra. Si costruisce giorno per giorno, attraverso le scelte concrete: da quale porta facciamo entrare le cose nella nostra vita? Quali voci ascoltiamo davvero? Su quali valori costruiamo le nostre relazioni: valori evangelici, frutto del rapporto con Dio, o valori a basso prezzo acquistati nel grande mercato dei media?

La bellezza di questa vita non è qualcosa di distante, riservata a pochi santi. È offerta a ciascuno di noi, qui, oggi. Ma richiede una scelta.

La domanda che ci lasciamo oggi è semplice, ma non ha risposta facile: da quale porta stiamo facendo entrare la nostra vita?

Solo il buon Pastore porta vita in abbondanza. Tutto il resto, prima o poi, si rivela per quello che è: un ladro.

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