Chi è costui?

 Chi viene da noi oggi? E perché?

Oggi è Pentecoste. Una delle feste più grandi del calendario cristiano, eppure, forse, una delle meno capite.

Parliamo di Trinità ogni volta che facciamo il segno di Croce: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il Padre lo conosciamo, lo immaginiamo nei cieli, creatore, provvidente. Il Figlio lo conosciamo, Gesù, la cui vita, le cui parole, i cui gesti ci sono raccontati nei Vangeli pagina dopo pagina. Ma lo Spirito Santo? Lì ci fermiamo. È la terza persona della Trinità, eppure resta per molti di noi la più vaga, la più lontana. Quasi un'ombra. Qualcuno lo associa addirittura a qualcosa di inquietante, un fantasma, un'entità indefinita.

E invece no. Lo Spirito Santo è tutt'altro.

Gesù stesso, prima di ascendere al cielo, lo promette ai suoi discepoli come il Paraclito, parola greca che significa colui che è chiamato accanto, l'avvocato, il consolatore, il sostenitore. Non è una promessa astratta. Lo Spirito Santo agisce concretamente, ogni giorno, nei momenti più centrali della nostra vita.

È lui che, nella Messa, trasforma il pane e il vino nel Corpo e Sangue di Cristo. È lui che opera il perdono nel sacramento della Riconciliazione. È lui che agisce nel Battesimo. È lui che illumina la nostra mente quando leggiamo il Vangelo e non capiamo, e poi, d'improvviso, qualcosa si apre dentro di noi. È lui che parla nella coscienza quando siamo davanti a una scelta difficile, e sentiamo quella voce interiore che ci dice: questa è la strada giusta. È lui che ci dà la forza di fare il bene anche quando costa.

Non siamo soli, insomma. Non lo siamo mai stati.

Dopo l'ascensione di Gesù, la missione di annunciare il Vangelo è stata affidata a noi. A noi, gente comune, con le nostre fragilità, i nostri dubbi, le nostre stanchezze. Ma non a mani vuote. Lo Spirito è con noi. Bisogna però lasciarlo lavorare. E questo richiede qualcosa da parte nostra: apertura, disponibilità, preghiera.

Preghiamo lo Spirito Santo perché apra la nostra mente. Perché ci aiuti a capire davvero quello che Gesù vuole dirci, non in modo superficiale, ma nel profondo. E perché ci dia il coraggio di viverlo, quel Vangelo. Non solo di ascoltarlo la domenica e poi dimenticarlo il lunedì.

Perché di coraggio, oggi, ce n'è bisogno.

Viviamo in una cultura che mette al centro l'uomo, i suoi desideri, i suoi bisogni, la sua soddisfazione immediata. I media ci ripetono ogni giorno che ciò che conta è stare bene adesso, tutto e subito, anche a scapito degli altri. Valori come il sacrificio, il perdono, la compassione, la condivisione, quelli che una volta si chiamavano virtù, sembrano oggi quasi fuori moda. Segni di debolezza, ci dicono.

Ma il Vangelo ci chiede di andare controcorrente. Non per essere diversi a tutti i costi, non per esibirsi, ma perché abbiamo visto qualcosa di vero. Qualcosa che dura. E il mondo ha bisogno di vedere persone così: persone serene, radicate, capaci di amare anche quando è difficile, capaci di dare senza pretendere in cambio.

Seguire Gesù significa cambiare mentalità. Dare meno peso alle cose che passano, e più spazio a ciò che rimane: la vita interiore, la fede, i valori dello Spirito.

Oggi, festa di Pentecoste, chiediamo allo Spirito Santo di rinnovarci davvero. Di illuminarci. Di renderci cristiani non solo di nome, ma di vita, capaci di coerenza, di coraggio, e soprattutto di amore.

Buona Pentecoste a tutti.

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